Descrizione Progetto

Linea Festival

PRESENT CONTINUOUS PASTS

03 | 30 settembre

Fondazione Museo Pino Pascali, Polignano a Mare

LINEA FESTIVAL PRESENTA “PRESENT CONTINUOUS PASTS”, MOSTRA A CURA DI DOMENICO QUARANTA, REALIZZATA PRESSO LA PRESTIGIOSA SEDE DELLA FONDAZIONE MUSEO PINO PASCALI, CON LA PARTECIPAZIONE DEGLI ARTISTI INTERNAZIONALI MOREHSHIN ALLAHYARI, KAMILIA KARD, OLIVER LARIC E PETROS MORIS.

Ruvo di Puglia, 26-08-2021 – Apulia Center for Art and Technology è lieta di presentare PRESENT CONTINUOUS PASTS, mostra realizzata a cura di Domenico Quaranta, presso la prestigiosa sede pugliese della Fondazione Museo Pino Pascali, con la partecipazione degli artisti internazionali Morehshin Allahyari (US), Kamilia Kard (IT), Oliver Laric (DE) e Petros Moris (GR).

Dal 3 al 30 settembre 2021 il progetto espositivo esplorerà l’atopia temporale contemporanea attraverso un evento collettivo che porterà gli artisti a confrontarsi con la digitalizzazione, la modellazione, l’ibridazione, l’archiviazione e la rimaterializzazione degli artefatti culturali del presente e del passato.

Prodotta da Apulia Center for Art and Technology, la mostra rinnova la fruttuosa collaborazione con la Fondazione Museo Pino Pascali e il curatore Domenico Quaranta attraverso un progetto che mette in dialogo importanti artisti internazionali su tematiche futuribili e di stretta attualità coinvolgendo un territorio pugliese in fermento culturale e forte rinascita.

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PRESENT CONTINUOUS PASTS

A cura di Domenico Quaranta

Artisti partecipanti: Morehshin Allahyari, Kamilia Kard, Oliver Laric e Petros Moris

Fino al 30 settembre 2021: dal mercoledì alla domenica, dalle ore 16.00 alle 20.00

Opening, 3 settembre 2021, ore 18.30

Fondazione Museo Pino Pascali – Via Parco del Lauro 119, Polignano a Mare (BA)

Prodotto da Apulia Center for Art and Technology

L’ingresso alla mostra sarà consentito solo ai possessori della Certificazione verde COVID-19 o relativa documentazione sostitutiva come da norma di legge.

“Viviamo un’epoca caratterizzata da una temporalità stratificata, intersecata e confusa. Il futuro è sparito dal nostro orizzonte con l’approssimarsi del nuovo millennio, privandoci di qualsiasi possibilità di immaginarlo come qualcosa di diverso da un’apocalisse o una ripetizione senza variazioni del presente in cui siamo immersi. Lo shock causato dalla velocità con cui il futuro arriva, cogliendoci impreparati, si è trasformato nello shock di un presente che ci impegna e ci distrae a un ritmo incessante, impedendoci di guardare altrove. Immersi nel presente e privati del futuro, osserviamo il passato ritornare continuamente: in forma di farsa, in forma di reperti naturali, storici o biologici rigurgitati dalla terra o liberati dai ghiacci in rapido scioglimento, di isole di plastica, discariche a cielo aperto, banche dei semi e stringhe di DNA, di patrimoni culturali digitalizzati e immessi in rete per allenare intelligenze artificiali o distrarci durante una pandemia. Ma la durata ci ossessiona, e se da un lato fatichiamo a credere in un futuro prossimo, dall’altro continuiamo a creare capsule del tempo per il futuro remoto, interrogandoci sul senso che avranno le tracce del presente e del passato per le intelligenze – umane, aliene o artificiali che siano – a cui sono destinate.

Prendendo a prestito il titolo di una videoinstallazione del 1974 dell’artista americano Dan Graham, che indagava la convivenza di temporalità diverse in un ambiente ipermediato, PRESENT CONTINUOUS PASTS è una mostra collettiva che esplora l’atopia temporale contemporanea attraverso l’opera di alcuni artisti che si confrontano con la digitalizzazione, la modellazione, l’ibridazione, l’archiviazione e la rimaterializzazione degli artefatti culturali del presente e del passato.

Artista iraniana trasferita negli Stati Uniti, Morehshin Allahyari presenta Huma (2016), video-installazione che fa parte del ciclo She Who Sees the Unknown (2016 – ), un progetto di ricerca ancora in corso che si serve dei linguaggi della scansione, modellazione e stampa 3D e dello storytelling in varie declinazioni (narrazione lineare, ambiente immersivo in VR, ipertesto online) per ricostruire e attualizzare le storie di cinque personaggi della mitologia medio-orientale: mostri e jinn femminili o ibridi, ricostruiti fedelmente sulla base dell’iconografia esistente ma spesso riletti attraverso un filtro personale. Huma, una jinn con tre teste e due code che “porta calore” al corpo umano, causando la febbre, diventa nella narrazione di Allahyari emblema di una risposta non coloniale al surriscaldamento globale e al disastro ambientale: una atteggiamento che non si esprime nella fuga e nella conquista di nuovi mondi, ma nel convivere con il problema (Donna Haraway) livellando e rendendo più eque le sue conseguenze.

Il recupero, attraverso la modellazione e la stampa 3D, di archetipi femminili del passato ritorna anche nel lavoro dell’artista italo-ungherese Kamilia Kard, che nel ciclo Woman as a Temple (2017 – ) si ispira alle veneri paleolitiche, emblemi di femminilità e di fertilità, non per ricostruire un frammento di archeologia del passato ma per dare solidità e concretezza a un’ipotetica archeologia del futuro. I suoi busti acefali e senza arti, stampati in 3D con filamenti plastici dalle colorazioni innaturali, non portano le ferite dell’erosione e del tempo, ma le tracce di un processo di  traduzione dal digitale al reale automatizzato ma ancora imperfetto, in cui – se non si fanno interventi di finitura – come nel tronco di un albero diventano leggibili il processo di crescita della scultura e le difficoltà incontrate dalla macchina nel risolvere le sfide poste dal modello.

Il lavoro di Oliver Laric, artista austriaco di base a Berlino, si concentra da anni sulla metamorfosi nella sua dimensione temporale, a sua volta ibridando liberamente memetica e genetica, storia delle forme e teorie dell’evoluzione, fiction e fisica, trattando ogni livello della realtà come parte di un flusso continuo. Betweenness (2018) riflette ed espande questa poetica dell’ibridazione e della trasformazione continua, lungo il tempo e fuori dal tempo, inanellando in un loop infinito vari episodi di mutazione, ibridazione, crescita o passaggio di stato. La scelta di fondere fonti eterogenee (immagini documentarie, anime giapponesi) attraverso una soluzione estetica uniformante (un disegno lineare nero su fondo bianco); l’ipnotica colonna sonora (realizzata in collaborazione con il musicista Ville Haimala); e l’utilizzo di una tecnica di animazione fondata sulla fluidità della grafica vettoriale, convergono a generare un senso di sospensione, di stato intermedio.

Il lavoro recente dell’artista greco Petros Moris si fonda sulla convinzione che dal sottosuolo si possano estrarre sia la conoscenza del passato, che la preveggenza del futuro. Il ciclo Future Bestiary (2020) trae la sua origine dalla scansione in fotogrammetria di alcuni artefatti funerari ritrovati nell’antico cimitero del Kerameikos, nei pressi di Atene. Le sculture della serie sono realizzate con marmi provenienti da varie cave della Grecia, ma si discostano dal realismo delle scansioni originarie accentuando all’estremo le stratificazioni che emergono durante il processo di stampa con macchine a controllo numerico, fino a convertirle in zolle tettoniche, che costruiscono un fantasma a bassa risoluzione dell’artefatto originale. Le sculture vengono piazzate su basamenti in acciaio intagliati con parole che parlano di presente o di futuro, come “realtime”, “simulation”, “extinction”; e adornate di adesivi e altri segni linguistici che riflettono speranze e ansie su questioni come il collasso ambientale, il controllo algoritmico, i cambiamenti sociopolitici”.

Domenico Quaranta

 

BIOGRAFIE:

Morehshin Allahyari (US) è artista, attivista, scrittrice e docente. È nata e cresciuta in Iran e si è trasferita negli Stati Uniti nel 2007. Il suo lavoro si occupa delle contraddizioni politiche, sociali e culturali che affrontiamo ogni giorno. Pensa alla tecnologia come un set di strumenti filosofici per riflettere sugli oggetti e come un mezzo poetico per documentare le nostre vite e lotte, personali e collettive, nel 21° secolo. È co-autrice di The 3D Additivist Cookbook in collaborazione con lo scrittore/artista Daniel Rourke.

Morehshin ha partecipato a numerose mostre, festival e workshop in tutto il mondo, esponendo a: Biennale di Architettura di Venezia; New Museum, New York; Whitney Museum of American Art, New York; Centre Pompidou, Parigi; Museum of Contemporary Art, Montreal; Tate Modern, London; Queens Museum; Pori Museum; Powerhouse Museum; Dallas Museum of Art; Museum für Angewandte Kunst. È stata artista in residenza al BANFF Centre (2013), allo STUDIO for Creative Inquiry della Carnegie Mellon University (2015), all’Autodesk Pier9 Workshop di San Francisco (2015), al Vilém Flusser Residency Program for Artistic Research in associazione con Transmediale, Berlino (2016), alla Eyebeam’s one year Research Residency (2016-2017) a NYC, a Pioneer Works (2018) e a Harvest Works (2018). Il suo lavoro è stato presentato su The New York Times, BBC, Huffington Post, Wired, National Public Radio, Parkett Art Magazine, Frieze, Rhizome, Hyperallergic e Al Jazeera, tra gli altri.

Ha ricevuto la United States Artist Fellowship (2021), il Joan Mitchell Foundation Painters & Sculptors Grant (2019), la Sundance Institute New Frontier International Fellowship, e il premio Leading Global Thinkers of 2016 della rivista Foreign Policy. Il suo video 3D Additivist Manifesto è nella collezione del San Francisco Museum of Modern Art, e recentemente ha ricevuto importanti commissioni da The Shed, Rhizome, New Museum, Whitney Museum of American Art, Liverpool Biennale e FACT.

www.morehshin.com

Kamilia Kard (IT) è un’artista e docente nata a Milano. Dopo aver conseguito una laurea in Economia Politica, passa a studi artistici ottenendo un diploma triennale in Pittura e una laurea specialistica in Cinema e Video, Net Art all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Attualmente è dottoranda in Digital Humanities all’Università degli Studi di Genova. Insegna Comunicazione Multimediale all’Accademia di Brera e Modellazione Digitale 3D all’Accademia di Carrara. La sua ricerca esplora come l’iperconnettività e le nuove forme di comunicazione online abbiano modificato e influenzato la percezione del corpo umano, della gestualità, dei sentimenti e delle emozioni. Le sue opere sono state presentate a livello internazionale, tra cui Galerie Odile Ouizeman a Parigi, Dimora Artica a Milano, Metronom a Modena, Victoria & Albert Museum a Londra, P7 a Parigi, IMAL a Brussels, Fotomuseum a Winterthur, Svizzera, La Triennale di Milano, il Museo di Contemporary Art, São Paulo, Brasile, La Quadriennale di Roma al Palazzo Delle Esposizioni, Hypersalon, a Miami and il Museo del Novecento, Milano. Ha curato Alpha Plus. An Anthology of Digital Art (Editorial Vortex 2017). Ha partecipato come relatrice alla conferenza Machine Feeling (Transmediale e Cambridge University), una serie di panel focalizzati sul tema dell’intelligenza artificiale, del machine learning e delle nuove forme di linguaggio sociale e culturale da loro derivanti. È stata Visiting Fellow a Paris Sciences et Lettres EnsadLab nel gruppo di ricerca di François Garnier Spatial Media, focalizzandosi sui temi della cognitività e agentività all’interno degli ambienti VR.

www.kamiliakard.org

Oliver Laric (DE) è nato nel 1981 a Innsbruck, Austria, e vive e lavora a Berlino. Ha tenuto mostre personali allo S.M.A.K., Gand; al Saint Louis Art Museum; al Kunstverein Braunschweig, Germania; allo Schinkel Pavillon, Berlino; alla Secession, Vienna; al Museum of Contemporary Art Cleveland; all’Austrian Cultural Forum, Londra; all’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington, D.C.; e al MIT List Visual Arts Center, Cambridge, Massachusetts. Ha anche partecipato a mostre collettive alla Whitechapel Gallery, Londra; Albright-Knox Art Gallery, Buffalo; Kunsthalle Fridericianum, Kassel; Palais de Tokyo, Parigi; Kunstverein München; e il Massachusetts Museum of Contemporary Art, North Adams. Il lavoro di Laric è stato incluso nella Triennale del New Museum del 2015, nella Biennale di Liverpool del 2016, nella Biennale di San Paolo del 2018 e nella Triennale di Guangzhou del 2018. Parteciperà alla Seoul Mediacity Biennale del 2021.

www.oliverlaric.com

Petros Moris (GR) è un artista che vive ad Atene. Ha studiato alla Scuola di Belle Arti di Atene e all’Università Goldsmiths di Londra. Ha presentato il suo lavoro in mostre personali al Fast Forward Festival – Onassis Stegi, ROOM E-10 27, l’Ambasciata di Cipro ad Atene, Point Centre for Contemporary Art, DUVE Berlin e Project Native Informant. Le mostre collettive recenti includono la Biennale di Singapore 2019, Singapore National Gallery 2019; la 7a Biennale di Salonicco – Stasis, Alaca Imaret, Salonicco 2019; Digital Gothic, Centre d’art contemporain – la synagogue de Delme, Delme 2019; The Same River Twice, Benaki Museum, Atene 2019; Tomorrows, Le Lieu Unique, Nantes 2019; Triennale 2018: Songs for Sabotage, New Museum, New York 2018 e Geometries, Onassis Cultural Foundation at the Agricultural University, Atene, 2018. Ha fatto parte del collettivo artistico KERNEL e dei progetti curatoriali Office SIM e Radical Reading ed è stato nominato per il DESTE Prize 2015 e premiato con lo Spyropoulos Prize 2012, la ARTWORKS 2018 Fellowship e la Onassis Foundation Scholarship.

www.petrosmoris.com

Domenico Quaranta è un critico d’arte, curatore e docente interessato ai modi in cui i cambiamenti tecnologici in corso condizionano le pratiche artistiche contemporanee. I suoi testi sono comparsi in numerose riviste, giornali, libri e cataloghi. É autore, tra l’altro, di Media, New Media, Postmedia (Postmedia Books, Milano 2010; 2018) e Surfing con Satoshi. Arte, blockchain e NFT (Postmedia Books, Milano 2021) e curatore di diversi volumi, tra cui GameScenes. Art in the Age of Videogames (Johan & Levi, Milano 2006, Con M. Bittanti). Dal 2005 ha curato diverse mostre, tra cui Collect the WWWorld. The Artist as Archivist in the Internet Age (Brescia 2011; Basilea e New York 2012); Cyphoria (Quadriennale 2016, Roma, Palazzo delle Esposizioni) e Hyperemployment (MGLC, Ljubljana 2019 – 2020). È docente di Sistemi interattivi presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara e co-fondatore del Link Art Center (2011 – 2019).

www.domenicoquaranta.com

Gli eventi legati a LINEA festival 2021 si terranno nella massima osservanza di tutte le normative al momento vigenti in materia sanitaria. Invitiamo il pubblico al massimo rispetto di ogni indicazione fornita a riguardo.

L’ingresso alla mostra sarà consentito solo ai possessori della Certificazione verde COVID-19 o relativa documentazione sostitutiva come da norma di legge.

Per maggiori info: www.museopinopascali.it

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