Descrizione Progetto

Inaugurerà il 7 marzo alle ore 18 la XXII edizione del Premio Pino Pascali, assegnato  all’artista Zhang Huan, come annunciato a Venezia nell’ambito della mostra Pino Pascali – dall’Immagine alla Forma. A conferire il premio all’artista una giuria composta dai curatori Maria Grazia Costantino e Marco Scotini, presieduta dalla direttrice del Museo Pino Pascali Rosalba Branà.

Zhang Huan affronta la complessità della vita: la storia, l’identità, la violenza, la religiosità sono il fulcro della poetica dell’artista. Dalla performance alla fotografia, dalla scultura alla pittura al video, l’artista è alla ricerca di un’armonia tra l’uomo e la natura troppo spesso dimenticata. Zhang Huan coglie con mirabile emozione l’atto di congiunzione tra materia e spirito – spiegano i giurati del premio. La mostra dà l’avvio alla programmazione 2020 del Museo, che quest’anno festeggia 10 anni dalla nascita della Fondazione Pino Pascali, istituita nel 2010 a Polignano a Mare.

La mostra, intitolata 55 Love (dove 55 sono gli anni compiuti dall’artista nato nella provincia di Henan nel 1965), è infatti un vero e proprio atto di amore verso l’arte e la vita, con un focus specifico sulle performances realizzate negli Stati Uniti, in Italia e in Cina. Grandi opere fotografiche e video ripercorrono la storia artistica di Zhang Huan a partire dagli anni ’90. Un viaggio visivo emozionale all’insegna di valori universali inalienabili. Nella mostra sono presenti immagini dai contenuti forti ed espliciti pertanto è rivolta ad un solo pubblico adulto.

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Zhang Huan si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Pechino dove studia pittura. Dopo un periodo di 8 anni trascorso a New York, dal 2005 l’artista vive e lavora a Shanghai. All’inizio della sua carriera, negli anni ’90, il suo principale mezzo espressivo è il corpo, molto spesso nudo, che l’artista sottopone a condizioni di pericolosità elevate. Il suo linguaggio è volutamente eccessivo ed estremo, incentrato su tematiche politiche, culturali, sociali legate al contesto cinese, performance scabrose che mettono in scena sofferenze fisiche e che lo portano verso la fama e il successo in ambito internazionale. Nel periodo americano le performances sono sempre più  elaborate e complesse e coinvolgono un gran numero di partecipanti. Con il suo ritorno in Cina l’artista si dedica prevalentemente all’installazione, alla scultura e alla pittura. Per queste ultime in particolare, introduce l’utilizzo di un materiale inusuale a lui molto caro: la cenere degli incensi che raccoglie nei templi.Per l’artista questa ha una forte valenza simbolica che rimanda alle memorie collettive e al ciclo della vita – suggerendo la possibilità della rinascita spirituale. Tra le recenti mostre personali dell’artista ricordiamo Tra le recenti mostre personali ricordiamo quelle presso PAC, Milano (2010), Forte di Belvedere e Palazzo Vecchio, Firenze (2013), Carriageworks, Sydney (2015), Storm King Art Center, New York (2014), Where can the dust Alight, Pace Gallery Hong Kong, 2016 e Let there be light, Pace Gallery New York, 2015. Il suo lavoro è stato incluso nella mostra ‘Il mondo vi appartiene’ (2011-12) presso Palazzo Grassi e nel Faena Art Festival 2019 a Miami. Ha partecipato alla Biennale di Venezia, la Biennale di Lione, la Triennale di Yokohama, la Biennale di Gwangju, la Biennale di Shanghai.