La ri-costruzione della natura. 1967/68
Pascali tende sempre più ad invadere lo spazio, ad occuparlo con opere che assumono le dimensioni di vere e proprie installazioni. I materiali usati sono elementi primari come l'acqua, la terra: qui si accentua la sua cultura mediterranea, la Natura è vista come la Madre Profonda e Benigna dispensatrice di vita e di erotismo.
I caratteri della civiltà contadina affiorano visibilmente nei "Campi arati", nei "Canali d'irrigazione", in "1 mc di terra". L'idea di trasformare in oggetti scultorei ben definiti gli elementi naturali, come i "32 mq di mare" in vaschette di zinco, è un tentativo riuscitissimo di conciliare il naturale con l'artificiale. L'acqua è l'elemento primario che affascina Pascali da sempre e ricostruisce il suo mare in vaschette di zinco ognuna delle quali contiene una variazione di tono su tono del colore del mare.
Nelle "Botole" o nelle "Pozzanghere" ritorna l'elemento primario dell'acqua ma vi è anche la simulazione di materiali freddi come l'asfalto e l'uso dell'eternit che rappresenta una novità in più rispetto alla Minima Art e all'Arte Povera dove i materiali vengono esibiti come tali e nella loro ossessiva neutralità e freddezza. i coperchi delle "Botole" si possono spostare, aprire e chiudere come veri 'chiusini' e l'acqua delle pozzanghere tende ad evaporare in misura diversificata e a seconda delle condizioni climatiche.
Pascali coglie i segnali della crisi delle culture metropolitane ("Il pensiero selvaggio" di Levi - Strauss è del '64), molti sono gli artisti interessati all'antropologia sociale, basta l'esempio degli spettacoli del Living Teatre che Pascali frequenta a Roma. Così, intorno agli anni tra il '65 ed il '68 nasce un forte atteggiamento culturale circa il mito delle civiltà pre-industriali che trova la sua applicazione visiva nella Land Art americana e nell'Arte Povera italiana. Nel '67 nasce proprio a Torino, la città industriale per eccellenza, il movimento dell'Arte Povera teorizzato dal giovane critico Germano Celant che invita anche lo stesso Pascali a farne parte.
Ma i 'movimenti' vanno stretti al nostro artista, ancor oggi difficilmente collocabile in questa o in altra corrente artistica; il ciclo di opere con elementi naturali quali l'acqua, la terra, la paglia nasce da una parte come presa di coscienza razionale contro l'urbanizzazione e il tecnologismo avanzante, l'altra - meno razionale e più inconscia - si configura come la rielaborazione poetica della memoria e delle energie vitali insite nei miti mediterranei.
MARE
1966, tela bianca su centine di legno, 25 elementi, cm.600x400x25, Collezione Museo d'Arte Moderna, Osaka, Giappone
POZZANGHERE
1967, 9 pannelli di poliuretano dipinti a smalto e acqua, cm.85x85 ognuno, Collezione Pinacoteca Provinciale, Bari
32 MQ. DI MARE CIRCA
1967, 30 vasche di alluminio zincato e acqua colorata all'anilina, cm.113x113 ognuna, Collezione G.N.A.M. - Roma
CONFLUENZE
1967, 22 vasche di alluminio zincato e acqua colorata all'anilina, cm.112x112x7 ognuna; Collezione privata, Roma
BOTOLE (LAVORI IN CORSO)
1967, 4 pannelli di fibrocemento e legno, acqua, sabbia e terra, cm.382x382x5 ognuno, Collezione G.N.A.M. - Roma
UN MC. DI TERRA e DUE MC. DI TERRA
1967, due parallelepipedi di legno con terra incollata, cm.63x63x183 e cm 125x125x65; Collezione G.N.A.M. - Roma
CORNICE DI FIENO
1967, struttura in legno rivestita di paglia e fili di ferro, cm.180x285x40, Collezione G.N.A.M. - Roma
CAMPI ARATI E CANALI DI IRRIGAZIONE
1968, pannelli di eternit ondulato rivestite di terra e vasche in alluminio zincato con acqua colorata all'anilina, Collezione G.N.A.M. - Roma
CAVALLETTO
1968, lana d'acciaio su struttura di legno, raffia, cm.230x90x110: Collezione G.N.A.M. - Roma
TRAPPOLA
1968, lana d'acciaio intrecciata e filo di ferro, cm.300x200x200, Collezione privata, Martina Franca.