Le armi

Nel 1965 l'artista elabora un ciclo di opere dedicate alle armi, da sempre passione di Pascali. Le sculture saranno delle armi - giocattolo di grandi dimensioni e realizzate assemblando residuati meccanici, tubi idraulici, vecchi carburatori Fiat, rottami, manopole.

L'artista con l'abilità di un bricoleur ricostruisce cannoni, bombe, mitragliatrici quasi in scala reale ma falsamente minacciosi poiché inutilizzabili. E' il suo modo di ironizzare sulla guerra, di giocare ai soldatini (ci sono molte foto in cui l'artista in perfetta tenuta militare posa vicino a queste grandi armi - giocattolo); le armi sono portatrici di morte, Pascali invece le ricrea con pezzi di scarto, ma la verosimiglianza è ingannevole, anche il colore (grigio - verde) con cui le dipinge sembra reale.

Grandi sculture a forma di giocattoloni, non più oggetti inquietanti che la coscienza civile rifiuta o delega ai 'signori della guerra' ma l'operazione artistica di Pino Pascali consiste nel trasportare nel mondo dell'arte l'infanzia e il gioco. Gli sono sempre piaciute le armi, le divise (suo padre era funzionario di polizia) le ha viste e le conosce.

Ora che è cresciuto, decide di farle diventare 'oggetti d'arte', sono le sculture dell'artista adulto. La libertà di un artista consiste anche nello svincolare la forma dal contenuto: le armi non sono solo sinonimo di morte e distruzione ma qui nell'intenzione dell'artista vanno associate al gioco, all'ironia, allo sberleffo.

Pascali mette così in crisi anche il linguaggio della scultura e vi introduce un nuovo concetto: l'ambiguità. Gli amici artisti (da Ceroli a Pistoletto) o gli altri del gruppo torinese dell'arte povera non osano tanto, pur nella mutazione dei soggetti rappresentati il materiale era chiaro, il ferro era ferro, il legno era evidente e certo, semmai esaltato. Nelle 'armi' no. La costruzione è falsata in tutto, nelle dimensioni (il cannone è grande ma non a grandezza naturale), la struttura sembra vera, ma vi sono anche cartoni, metalli, pezzi di scarto e rifiuti.

Il tutto viene reinventato e riproposto come reale. E l'artista stesso sottolinea il gioco e l'ambiguità dell'operazione facendosi ritrarre travestito da soldatino con piglio imbronciato e serioso ma con evidente e sottile ironia, a voler sottolineare che è tutto finto, che tutto è gioco, anche nell'ARTE.